Un manifesto pacifico e aggregante: sull'immagine dell'undicesima edizione del festival

Per un lascito intellettuale che non sia solo memoria dei conflitti e dell’attitudine alla violenza dell’essere umano: la locandina concepita da Andrea Lunghi e Marco Barretta è volutamente provocatoria, avendo fatto indossare a un bambino la casacca militare e l’elmetto della seconda guerra mondiale ereditato dal nonno; quasi l’indole bellicosa fosse oggi egemone su qualsiasi altro pensiero volto alla collettività.

«I bambini dovrebbero avere la possibilità di giocare liberi e sicuri tra le vie delle proprie città e non su cumuli di macerie. Quello che noi adulti dovremmo fare è lasciargli in eredità i nostri giochi d’infanzia e i nostri sogni – afferma il presidente del festival Andrea Lunghi – aiutandoli al contempo a realizzare i propri. Invece cosa stiamo lasciando ai nostri figli e nipoti? Un futuro restio a ogni forma di confronto e in cui regna l’assoluta incapacità diplomatica. E come se tutto questo non fosse già grave, stiamo lasciando loro un pianeta malato, dove gli eventi eccezionali sono diventati la normalità».

Questo il contesto con cui va messa a fuoco l’immagine di Elba Book Festival 2025, vivendo un momento storico che indiscutibilmente è giunto a un punto di svolta, a una chiave di volta che fornisce il pungolo per rispondere all’interrogativo più ingombrate: «Vogliamo davvero lasciare ai nostri bimbi soltanto le divise da guerra di chi è venuto al mondo prima di loro?»