I viaggi di Gulliver. Esperienza all'Elba

di Mattia S., Lorenzo F. e Tommaso F.

Capitolo 1: Un incontro inaspettato

Il richiamo per il mare per Lemuel Gulliver non era mai stata una scelta ma un modo di vivere, benché una condanna biologica.

Abbandonare il mare non gli sembrava una soluzione accettabile. Anche lasciarsi alle spalle la vita soffocante della famiglia e la routine monotona era il prezzo necessario da pagare per inseguire una nuova, memorabile impresa marittima.

Questa volta, il suo istinto puntava alle acque profonde e mutevoli del Mar Tirreno, un bacino ricco di miti e insidie nascoste.

L'inizio della traversata sembrava favorito da venti benigni, ma il destino, come sempre nei viaggi di Gulliver, preferisce la bizzarria.

All'improvviso, il filo dell'acqua fu squarciato da un movimento titanico: un tonno colossale, una creatura dalle proporzioni gargantuesche che sembrava uscita da un’antica leggenda, emerse a pochissima distanza dallo scafo.

L’impatto visivo fu devastante, Gulliver, il cui passato era già stato tragicamente segnato da naufragi e sventure oceaniche, non vide in quel pesce uno spettacolo della natura, ma un mostro marino intenzionato a distruggere la sua imbarcazione.

Il suo cuore prese a battere forte nel petto, l'aria gli si bloccò in gola e sopraffatto da un violento attacco di panico e paralizzato dal terrore di sprofondare nuovamente negli abissi, l'esploratore perse ogni barlume di lucidità.

In realtà, il colossale tonno non aveva alcuna intenzione di attaccarlo ma stava semplicemente fuggendo, con le branchie aperte e le pinne tese nel tentativo di sopravvivere alle reti invisibili e letali di una flotta di pescatori locali.

Ma per Gulliver quel malinteso fu fatale.

Convinto che la fine fosse vicina, compì l'atto più disperato che si potesse fare in quel momento: si gettò in mare, abbandonandosi alle onde selvagge.

La nuotata disperata, il mistero della sagoma del pesce e Il contatto con l'acqua gelida tese i suoi muscoli allo stremo.

Gulliver iniziò a nuotare con una frenesia dettata dal puro istinto di sopravvivenza, mentre la sagoma del pesce svaniva nelle profondità marine.

Davanti a lui, sospesa tra le onde e la nebbia salina, iniziò a profilarsi una linea di costa abbagliante, una striscia di un bianco così puro da far venire i lacrimoni agli occhi.

Con le braccia ormai pesanti come il piombo e i polmoni che bruciano per l’acqua salata, Gulliver mantenne lo sguardo fisso su quella luce.

Con la precisione tipica di un marinaio esperto, calcolò mentalmente la distanza che lo separava dalla salvezza: esattamente 103 yards; fu il suo ultimo pensiero lucido.

Un velo nero calò sui suoi occhi e l'esploratore svenne, scivolando in uno stato di incoscienza esanime, all’andare delle correnti.

Gulliver riapre gli occhi e capisce di essere svenuto per 10 secondi rimane sdraiato immobile scosso da quello che era appena successo, lentamente ricomincia a prendere forza e si alza però nota che intorno a lui c’è una stanza candida ma non ci fa molto caso, ancora stordito dallo svenimento.

A un certo punto inizia a sentire un piccolo formicolio sotto i piedi che in una frazione di secondi diventa dolore, un dolore lancinante mai sentito prima, abbassando lo sguardo per capire cos’è che li provoca così tanto dolore nota dei ciottoli di media grandezza e capisce di trovarsi in una spiaggia, però tutto d’un tratto li vengono in mente storie dei suoi amici che raccontavano di dicerie che quando muori potresti ricordare il tuo posto preferito ma completamente bianco, chiamatosi limbo, allora preso dal panico iniziò a guardarsi intorno senza sosta ma notava che piano piano le forme della spiaggia diventavano sempre più nitide.

Sentiva il rumore delle onde e vedeva tutto intorno a lui prendere colore, tutto un tratto Gulliver si ritrova in un paradiso naturale alberi verdi e un mare blu e cristallino.

In lontananza nota una piccola creatura con sembianze strane, avvicinandosi sempre di più le forme della creatura diventano più chiare e nitide. All’inizio Gulliver pensava che fosse un coniglio ma la sua idea svanisce gradualmente all’avvicinarsi.

Da un momento all’altro Gulliver si blocca e il suo respiro inizia a farsi sempre più presente e pesante, la creatura che pensava fosse un coniglio in realtà aveva le sembianze umane proprio come i lillipuziani.

Gulliver li descrisse come i lillipuziani per altezza ma avevano molte caratteristiche uniche, si chiamavano i bottinai, creature alte uppunto come un coniglio con pelle scura ma non troppo ricoperta di rifiuti e muschi, piedi grandi con gambe estremamente corte pure per la loro stazza con capelli bruni ma a differenza della pelle i capelli erano ben curati, vestiti con pelliccia di cinghiale infattii la taglia non era esattamente corretta per l'essere.

Gulliver raccolse il coraggio accumulato dalle diverse sue avventure e si avvicinò alla creatura, provò a parlarle ma la creatura si bloccò e in uno scatto fulmineo sparì dalla vista di Gulliver, ma nel movimento scattante lasciò cadere un fogliettino e si lasciò alle spalle delle impronte.

Gulliver raccolse il fogliettino e si accorse che era una mappa con una linea rossa che portava da due punti, sopra la mappa c’era scritto “per Bottinopoli” e dietro al foglio c’era scritto “ Bottinaio Scuty”.

Allora Gulliver vide che le impronte lasciate dal Bottinaio seguivano la linea della mappa allora per curiosità iniziò il viaggio per arrivare alla cosiddetta Bottinopoli.

 

Capitolo 2 : Primo incontro con il capo dei Bottinai e l’uscita da Bottinopoli

Il primo incontro di Gulliver con i Bottinai non partì con il piede giusto, perché Gulliver era molto più alto rispetto a quegli esserini di statura pari a un coniglio e tutte le loro case gli arrivavano al ginocchio.

Distrattamente mise un piede in fallo e cadendo distrusse un granaio con all’interno il raccolto della stagione e alcuni edifici nelle vicinanze, rialzandosi si appoggiò all’acquedotto che crollò sbriciolandosi e allagando tutti i campi intorno rovinando le coltivazioni.

I Bottinai rimasero impietriti e una volta ripresi dallo shock inveirono contro Gulliver e decisero di catturarlo per ucciderlo.

Gulliver cercò di scusarsi ma non lo ascoltavano così si rifugiò su un albero per nascondersi fra le fronde.

Da lì sopra ascoltò i discorsi di quei piccoli esseri che stavano pianificando la sua cattura.

La figura che spiccava fra la folla fu quella del cosìddetto “ Faraone”, sia per la sua voce squillante che per un’ appariscente collana d’oro che portava al collo.

Aveva un fisico d’atleta ma un pessimo odore ogni volta che apriva bocca e si capiva chiaramente che gli altri lo consideravano il capo.

Il Faraone con un triplo salto in un attimo salì sull’albero e avvicinandosi a Gulliver lo guardò con aria schifata e disse :” La distruzione della nostra città ti costerà la vita! Oppure se non vuoi morire mi devi sfidare ad un gioco e io ti lascerò continuare il tuo viaggio inutile. Che ne dici?“

Gulliver guardò il capo e pensando tra sé se decise di accettare la sfida proposta dal capo dei Bottinai.

Il gioco proposto dal Faraone consisteva nel lanciare una specie di frisbee all’ interno di un tombino che sfociava in mare e compiere questo tragitto nel minor tempo possibile.

Gulliver accettò e subito prese in mano il frisbee che emanava un odore lancinante, nel mentre la popolazione dei Bottinai si riunì tutta intorno a loro per assistere alla sfida creando così un odore nauseabondo che fece vacillare Gulliver.

Allora trattenne il respiro come faceva sott’acqua e aspettò che il tombino fosse aperto per lanciare il frisbee il più veloce possibile. Fece un lancio straordinario con una maestria mai vista e riuscì non solo a centrare il tombino ma a far arrivare il frisbee al mare in un tempo record di 2 minuti.

Il capo sbalordito dal lancio di Gulliver si agitò e al suo turno sbagliò completamente la mira mancando il tombino.

Subito si infuriò e decise di ricattare Gulliver dicendo: ”Io ti lascerò andare via da Bottinopoli, ma tu dovrai darmi quella bella e luccicante fede che hai al tuo dito anulare della mano sinistra”.

Gulliver a quelle parole pensò che finalmente poteva continuare il suo viaggio e lasciare quella città con un odore da chiuderti lo stomaco, però avrebbe dovuto accontentare quell’ esserino fetente.

Non ci pensò due volte e decise di rinunciare alla sua cara fede per poter continuare la scoperta dei restanti comuni dell’ isola e la consegnò al Faraone.

Gulliver continuò il suo cammino verso Sud-Est; puntando una piccola cittadina costruita su un colle ai cui piedi si apriva una piccola pianura.

 

Capitolo 3: La scoperta di una nuova sfida

Gulliver passò una notte tremenda, mentre percorreva il tragitto tra Bottinopoli e questo paesino situato su un colle.

Passò tra foreste fittissime, la mattina ormai sfinito giunse in questo paesino chiamato Gaboliveri.

Appena arrivato Gulliver vide un grande e immenso fumo nero provenire da questo borghetto.

Dopo alcuni metri gulliver capì da dove proveniva questo fumo nero così denso, proveniva da una grandissima ciminiera situata al centro del paesino.

Gulliver non vide nessuna traccia di esseri viventi ma solamente un ammasso di ferro grezzo e scorie. Incuriosito da questa ciminiera e quest’ammasso, entrò all’interno della ciminiera e vide una quantità di persone esorbitante.

Queste personcine erano alte poco più di tre piedi, ma nascondevano un mistico potere: quando erano minacciati la loro altezza veniva moltiplicata del doppio.

Appena entrato Gulliver fu subito visto dalle personcine e cerco subito di instaurare un contatto amichevole, peccato che dopo averlo visto le personcine si ingrandirono istantaneamente e crearono subito una formazione difensiva cercando di proteggere i più giovani e gli anziani.

Gulliver pensando il peggio prese tempestivamente un martello per difendersi, ma accade qualcosa di inaspettato: le personcine non attaccavano ma al contrario sembravano titubanti sul da farsi e alla fine non ci fu nessuno scontro.

Gulliver capendo che non avevano nessuna ostilità poso il martello a terra delicatamente e alzo le mani per capire che non aveva nessuna intenzione malvagia.

Dallo scudo di personcine uscì una piccola figura anziana, costui vestito di stracci neri dallo scavare in miniera e la barba incrostata di scorie di ogni tipo inizio parlare: "Chi sei tu forestiero?"

"Mi chiamo Lemuel Gulliver"

Il piccolo uomo rispose: "Io sono Alexander, mastro della fucina e capo del villaggio Gapoliveri. Tu invece da dove vieni e che intenzioni hai?"

"Vengo dal Nord e non ho intenzioni ostili, ma anzi sono giunto qui perchè sono naufrago presso Bottinopoli. Colgo l’occasione per visitare questo borgo e la sua gente".

Il capo rispose sorpreso e anche un po felice: "Non riceviamo visite molto spesso soprattutto da così lontano, ma siamo comunque brava gente e cercheremo di aiutarti"

Così uscirono tutti e il capo esclamò alla gente del borgo: "Gente come dicono le nostre tradizioni di ospitalità, stanotte celebreremo con racconti del nostro popolo e di Gulliver e con cibi e bevande".

Gulliver meravigliato dall’ospitalità dei Gaboliveresi si godè la festa così tanto che non ci è permesso sapere altri dettagli.

 

Capitolo 4 : La fine di un’era

Gulliver svegliatosi dopo quella strabiliante festa, andò dal capo dei Gapoliveresi Alexander per chiedergli cosa fosse successo la sera prima.

Il capo confessò che dentro ai drink analcolici c’era una sostanza chiamata VLF, una sostanza stupefacente che annebbia la mente e rende i sensi molto piu svilluppati questo comporta diverse complicazioni fisiche che però il giorno seguente svaniscono del tutto, allora Gulliver preso da un impito di rabbia decise di tornarsene a casa e gli chiese dove era situato precisamente la barca che i Gaboliveresi tenevano nascosta nella Grotta del Teschio.

Alexander, dopo avendoli indicato il luogo esatto della barca, lo aiutò ad armare la barca e a levare le vecchie reti da pesca.

Dopo aver completato tutte le preparazione Alexander auguró a Gulliver un buon viaggio di ritorno e salutó con grande tristezza il nuovo amico.

Mentre la costa dell'Isola d'Elba cominciava a rimpicciolirsi all'orizzonte, Gulliver smise di remare per un momento e si voltò a guardare quel microcosmo per l'ultima volta. Visto da lontano, quel profilo montuoso non sembrava più un insieme di micro-isole abitate da giganti d'ego e manipolatori di verità, ma tornava a essere uno scoglio di straordinaria e selvaggia bellezza, sospeso nel blu del Tirreno.

 

L'era dei suoi viaggi fantastici, delle terre popolate da strane creature e delle illusioni ottiche si stava chiudendo per sempre.

Mentre la costa dell'Isola d'Elba cominciava a rimpicciolirsi all'orizzonte, Gulliver smise di remare per un momento e si voltò a guardare quel microcosmo per l'ultima volta. Spiegò la piccola vela al vento e, senza voltarsi mai più indietro, navigò verso il suo mondo.