Elba Book Festival, la redazione

Elba Book, storia di un piccolo festival

Come è nato Elba Book Festival?

Prima di rispondere alla tua domanda è necessario spendere due parole su Rio nell’Elba. Un borgo medioevale posto nel cuore del versante orientale dell’Elba che da sempre ha avuto un’economia legata al lavoro nelle miniere. Dopo la chiusura degli ultimi uffici, avvenuta nei primi anni Ottanta, la trasformazione economica è naturalmente andata verso l’industria del turismo. Una trasformazione complicata, in quanto il resto dell’isola aveva iniziato questo processo molti anni prima. Questo è uno dei motivi per i quali il versante orientale è tra i meno interessati dai grandi flussi turistici. L’altro elemento caratterizzante di questa micro area isolana è dato dalle scelte degli amministratori che nel processo di riconversione turistica decisero di sviluppare strategie diverse per privilegiare un altro tipo di turismo rispetto a quello presente nel resto dell’Elba. Nello specifico, il centro storico di Rio nell’Elba è stato scelto come luogo per le vacanze da intellettuali provenienti da altri paesi europei e ovviamente anche dall’Italia: scrittori, fotografi, pittori, giornalisti, accademici e musicisti cominciarono ad acquistare e restaurare le piccole case degli ex minatori per lavorare e trascorrere qui i mesi estivi ma anche le stagioni invernali. Molti testi, ricerche, opere sono figli di questi soggiorni.

Inoltre, in contemporanea a questa trasformazione, stava prendendo forma l’idea del progetto culturale legato all’Eremo di Santa Caterina, un piccolo monastero, anch’esso di impianto medioevale, distante poco più di un chilometro dal centro di Rio nell’Elba. Dai primi anni Ottanta a prendersi cura di questo luogo è stato lo scrittore e fotografo tedesco Hans Georg Berger che lo ha trasformato in un luogo di incontro tra religioni, scienze e arti: un vero e proprio site-specific del meticciato culturale.

In oltre quarant’anni di vita il progetto Santa Caterina ha accolto in soggiorno oltre duecento artisti provenienti da ogni angolo del globo. Persone che hanno fatto ricerca e che hanno lasciato traccia del loro passaggio. Fra gli altri, due risultati concreti che danno l’idea e lo spessore di questi soggiorni: i botanici Fabio Garbari e Gabriella Corsi ebbero un ruolo importante nel coinvolgere la Facoltà di Botanica di Pisa affinché prendesse forma e vita l’Orto dei Semplici Elbano (su progetto degli architetti Roberto Gabetti e Aimaro Isola) e ancora, l’archeologo Riccardo Francovich aprì la strada per gli scavi del Monte Serra coinvolgendo l’Università di Siena, l’Accademia Britannica e la l’Unione Europea. Scavi che Hanno contribuito all’apertura del Museo Archeologico di Rio nell’Elba.

Su queste basi nasce la mia idea di organizzare una manifestazione dedicata al mondo dei libri. Un conto però è l’idea, un altro è la sua attuazione.

Personalmente ho una formazione da architetto e fotografo: sono un lettore ma non posso affermare che il libro e l’editoria sono ambiti legati al mio lavoro quotidiano.

Chiarito questo, durante le festività pasquali del 2014 parlai della mia idea all’amica Roberta Bergamaschi, insegnante e autrice di libri per la didattica in lingua tedesca. Da subito Roberta rispose alla mia proposta in maniera entusiastica e subito decidemmo di coinvolgere un comune amico, Marco Belli, filosofo e scrittore di gialli che negli anni passati aveva avuto esperienze dirette come editore indipendente.

Da subito il nome scelto è stato Elba Book Festival perché lo abbiamo pensato come il festival dell’editoria indipendente dell’Elba. Nel settembre 2014 presentammo il progetto Elba Book all’amministrazione comunale e nel luglio 2015 prese il via la prima edizione.

A questo punto devo confessare una cosa; i mesi che precedettero la prima edizione furono assolutamente formativi per noi tutti, stavamo organizzando e allo stesso tempo imparando un vero e proprio nuovo mestiere. Arrivammo all’inaugurazione concentratissimi, in una specie di bolla inscalfibile da qualsiasi influenza esterna. Ricordo che, nonostante i numerosi articoli usciti sulla stampa nazionale nei giorni precedenti, prendemmo coscienza del grande lavoro e del buon risultato solamente la prima sera. Il Centro Storico di Rio nell’Elba era gremito di persone, non una massa, ma appassionati della lettura e dei libri provenienti da tutta l’Isola. Una scommessa vinta che ci fece pensare di prolungare il festival di un giorno nella seconda edizione.

 

Chi sono i componenti dell’associazione e che ruolo hanno?

L’Associazione Culturale Elba Book Festival nasce nel 2016. La prima edizione fu organizzata da meme publishers, casa editrice a cui Marco Belli era legato. Il motivo di questa scelta fu dettato dal poco tempo a disposizione per far nascere un nuovo soggetto giuridico culturale.

I ruoli formali all’interno dell’Associazione vedono me come presidente, Roberta Bergamaschi vicepresidente e Marco Belli come direttore artistico. Durante la Prima Edizione erano stati coinvolti nel progetto Giorgio Rizzoni, insegnante e storico, e Matteo Bianchi poeta e giornalista, entrambi ferraresi, come per altro Roberta e Marco. Nella costituzione giuridica dell’Associazione abbiamo coinvolto anche Giorgio e Matteo, che da allora continuano a dare il loro prezioso apporto di idee, contributi professionali e culturali.

Tengo a dire inoltre che il nostro modus operandi non è di tipo verticistico. Tutte le scelte e le decisioni sono prese in maniera collegiale e messe in atto solo dopo che tutti hanno espresso il proprio pensiero. Se un componente del gruppo non è d’accordo si cambia immediatamente registro per trovare la soluzione la soluzione che metta tutti d’accordo.

Altre persone si sono poi aggiunte, anche se non fanno parte dell’associazione, dando tutte un contributo fondamentale alla crescita del progetto. Dal secondo anno abbiamo aperto un dialogo costante con il giornalista e scrittore Luciano Minerva. Luciano è una persona generosa che ha colto subito la missione del festival e ci ha dato preziosi suggerimenti. E ancora, Claudia Lanzoni, giornalista freelance. Claudia da tre anni si occupa insieme a Matteo Bianchi dell’ufficio stampa, nello specifico segue i nostri social network e la comunicazione del Premio Lorenzo Claris Appiani. Conosco Claudia da anni e ho una profonda stima per la sua etica e il suo approccio al giornalismo; in questi ultimi anni mi ha aiutato molto a far sì che il festival allargasse la sua rete di contatti e collaborazioni sull’Isola. In ultimo Joerg Duit, giornalista e musicista: una delle voci più autorevoli della radio nazionale austriaca Ö1. Da due anni Joerg cura l’aspetto musicale della serata inaugurale del festival aiutandoci, in questo, a far crescere qualitativamente l’offerta culturale.

 

Che temi vengono trattati e cosa ha per voi la priorità? Che messaggio volete trasmettere?

Trattandosi di una manifestazione dedicata all’editoria indipendente italiana al centro ci sono sempre il libro, gli autori e il ruolo dell’editore.

Dunque ampio spazio è dato agli editori che nei quattro giorni di festival hanno modo di presentarsi e presentare i loro autori in location diverse. Negli ultimi anni si è consolidata la formula “colazione con l’autore”, una sorta di flash mob al quale assistono i turisti che la mattina si recano a fare colazione nei bar di tutte le località del Comune di Rio. Un anno abbiamo anche fatto presentazioni di libri sulle navi in arrivo all’Elba. Una sorta di benvenuto culturale ai graditi ospiti dell’Isola.

Ogni edizione ha un tema portante intorno al quale sviluppiamo il palinsesto. Dibattiti, tavole rotonde, concerti, spettacoli teatrali, laboratori dedicati ai bambini, letture, mostre e installazioni d’arte seguono un filo rosso: lo scorso anno abbiamo parlato di luoghi.

Per rispondere poi alla tua domanda su cosa vogliamo trasmettere, posso dirti che gli aspetti sono molteplici e lavoriamo su due fronti principali. Elba Book Festival nasce con l’obiettivo di mettere assieme piccoli e medi editori al fine di condividere le varie esperienze del mercato cartaceo e digitale e per mettere a punto nuove strategie di joint venture, cooperazione, nuovi metodi di distribuzione, nuove proposte politiche per la tutela degli editori indipendenti. La manifestazione vuole mettere al centro della propria politica culturale la promozione della lettura attraverso l’implementazione di una rete di soggetti attivi nel mondo del libro (biblioteche, librerie, editori, associazioni culturali, associazioni professionali, associazioni di volontariato). L’altro aspetto non meno importante su cui da sei anni stiamo lavorando è il coinvolgimento attivo dei residenti e in particolar modo dei giovani. Il messaggio che vorremmo trasmettere è che la cultura è a tutti gli effetti è elemento trainante per una parte del settore turistico, generatrice di indotto economico e stimolo per la nascita di microfiliere imprenditoriali. Per alcuni aspetti il festival vuole anche mettere in luce questi dati e tentare di mostrare ai giovani quali possibili opportunità il comparto culturale può dare se pensato in maniera imprenditoriale e strettamente legato al luogo e alle sue peculiarità.

 

Chi partecipa a Elba Book Festival? Qual è il vostro target?

Il nostro pubblico è eterogeneo. Il festival è stato pensato sia per i residenti sia per quella fascia di turisti che oltre al mare pensano che il viaggio o la vacanza possano essere un’esperienza di arricchimento personale. Dunque il nostro pubblico potremmo definirlo di “nicchia”, ovvero, fatto da residenti e ospiti dell’isola che hanno una certa consuetudine nella fruizione di contenuti e offerte culturali. Quello che ad ogni modo ci gratifica è la presenza di molti giovani. Contrariamente a quello che si può pensare riguardo all’intrattenimento culturale, il nostro pubblico ha una forbice ampia che va dai bambini delle elementari ai nonni ultra settantenni.

 

Quali sono i momenti caldi/principali del festival?

I “momenti caldi” del festival sono molti. Un’edizione richiede un anno di preparazione. Diciamo che i momenti più difficili riguardano sicuramente la parte progettuale, che è poi anche quella più stimolante. In cinque anni il festival ha avuto una crescita esponenziale, sia in termini di offerta culturale che di riposta mediatica. Dunque lavoriamo anche con la responsabilità di dare le giuste risposte alle aspettative del nostro pubblico e agli ospiti del festival. Realizzare un festival su un’isola non è cosa facile. Posso però dirti che nel momento dell’inaugurazione tiriamo tutti un grosso sospiro di sollievo perché sappiamo di aver portato la barca in un porto sicuro.

Momenti caldi? Vorrei invece raccontarti i momenti più emozionanti per me. Nella terza e nella quarta edizione abbiamo avuto come ospite Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report su Rai 3. La prima volta che è venuto a Elba Book era alla sua prima conduzione. Conoscerlo è stato per me una grande emozione, seguo Report da sempre.

Un altro momento indimenticabile è stato quando ho accompagnato Giovanni Tizian de L’Espresso a tenere una lezione sul giornalismo in carcere. Penso che Giovanni, così come Sigfrido, siano in questo momento in Italia le voci più autorevoli del nostro giornalismo. Non voglio togliere niente ai loro colleghi ma credo che entrambi siano l’esempio di come il giornalismo in Italia dovrebbe essere: rispondente solo all’etica professionale, libero e a servizio dei cittadini.

Poi l’incontro con Giovanni Cederna, un gigante! E’ venuto a Elba Book per presentare lo spettacolo teatrale tratto dal libro di Gianmaria Testa “Da questa parte del mare”.  Ho passato un pomeriggio intero con Giovanni a parlare del concetto di isola. Tutto partì dal racconto su Mediterraneo, film di Gabriele Salvatores, vincitore dell’Oscar nel ’91 come migliore pellicola straniera.

Giovanni mi raccontò del suo rapporto con gli isolani e con l’isola greca di Kastellórizo dove fu girato il film. Fu un bellissimo viaggio tra film e realtà, un gioco di parallelismi tra la sua esperienza di vita sull’isola di Kastellórizo e la mia vita all’Isola d’Elba.

In ultimo voglio menzionare Stefano Lamorgese, docente universitario e giornalista nella redazione di Report. Con Stefano si è instaurato un bellissimo rapporto di amicizia. Anche con gli altri ho mantenuto i contatti, tant’è che spesso capita di sentirci. Con Stefano ho instaurato però una consuetudine.

Di questi incontri sono molto contento e devo ringraziare Elba Book perché mi ha permesso di poter conoscere delle persone che stimo profondamente e che hanno arricchito la mia persona.

 

Chi sono i vostri collaboratori durante il festival? (Carcere/scuole) Chi viene coinvolto alla realizzazione del festival?

Più soggetti collaborano a diverso titolo durante la quattro giorni del festival. Dal secondo anno abbiamo una collaborazione permanente con il Liceo Foresi di Portoferraio, molti studenti vengono a Rio nell’Elba in luglio nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro. Poi, per alcuni anni, abbiamo collaborato con l’Istituto Penitenziario di Porto Azzurro e nello specifico con i detenuti in regime di semilibertà e con i loro educatori. E ancora, abbiamo collaborazioni con Associazioni Culturali sia del territorio isolano sia di altre regioni italiane. Abbiamo inoltre collaborazioni con istituzioni come il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e con la Regione Toscana: progetti questi ultimi finalizzati alla sensibilizzazione verso tematiche specifiche quali l’ambiente, la promozione della lettura e la rivitalizzazione dei rapporti tra enti locali.

Come potrai capire questo festival anche se piccolo è molto complesso per l’ampia gamma di contenuti e potenziali soggetti che a diverso titolo sono coinvolti e dunque meritevoli di uno spazio proprio.

 

Dunque una vera e propria piattaforma culturale per l’Isola d’Elba?

Si: se vogliamo trovare una possibile definizione a tutto questo forse “piattaforma culturale” è quella che più si avvicina. Niente di programmato o immaginato, è successo e basta!

Di questo siamo contenti in quanto ci dà la conferma che stiamo lavorando nella giusta direzione.

 

Quali sono i vostri obiettivi futuri?

Elba Book ha un potenziale ancora inespresso. Mi spiego meglio: creando i giusti presupposti, il festival potrebbe crescere ancora per quanto riguarda il numero di editori presenti, inoltre ci sono ancora ampi margini di crescita per quanto riguarda il programma collaterale che anticipa le date ufficiali del festival di una settimana.

Ma soprattutto speriamo di avere in futuro più risorse economiche per poter strutturare meglio la macchina organizzativa del festival, potendo così coinvolgere i giovani, formarli e magari far capire loro che la cultura, anche in un’isola come la nostra, può diventare fonte di sostentamento e dunque una forma di lavoro stabile e non legato alla stagionalità.

 

In che modo viene riconosciuto Elba Book festival a livello nazionale? Ci sono stati riscontri anche a livello internazionale?

Elba Book Festival è considerato un micro festival, un genere di manifestazione che si sta diffondendo in tutta Europa. Basti pensare che in Francia quasi il 40 per cento dei festival si definisce di piccole dimensioni, ovvero kermesse con programmi alternativi rispetto ai calendari di festival e fiere tradizionali. Queste manifestazioni mirano a un rapporto diretto con i luoghi che le ospitano, solitamente lontani dal caos delle grandi città e delle località turistiche, alla ricerca di una autenticità che arricchisca e completi l’esperienza culturale. Un festival si de finisce “micro” in primis per le dimensioni, che comprendono sia il numero ristretto di partecipanti sia il numero degli eventi in programma (anche se poi negli anni alcuni da micro sono diventati grandi) ma ciò che lo contraddistingue rispetto alle altre rassegne è spesso l’indipendenza, l’accessibilità economica e la formula innovativa di coinvolgimento degli artisti e del pubblico. Questa è la nostra forza e allo stesso tempo il messaggio che di anno in anno riusciamo a trasmettere ai media italiani. Per rispondere alla tua domanda sul riscontro mediatico posso dirti che ogni edizione ha avuto un crescendo esponenziale per quanto riguarda l’interesse mostrato dalla stampa. L’ultima edizione ha una rassegna di quasi duecento articoli usciti su testate cartacee e on-line A diffusione nazionale oltre alle molte interviste radio sia locali che nazionali. Trattandosi di una manifestazione nazionale ovviamente lo spazio che ci viene riservato oltralpe è limitato. La Radio Svizzera Italiana ha parlato di noi più volte negli anni passato al suo pubblico, così come lo ha fatto Ö1 Radio Österreich 1 in Austria. In ultimo, con grande sorpresa un mensile con diffusione europea, in lingua inglese, che parla dell’Italia e di luoghi da visitare nel Bel Paese ha citato noi e l’Elba accostandoci ad altre manifestazioni italiane molto più grandi e suggerendo ai lettori della rivista un viaggio in Italia durante il periodo festival. La rivista si chiama ITALIA! e l’articolo è uscito nel 2018.

 

Andrea Lunghi

Direzione EBF

Redazione